25 settembre 2005

Sul Desiderio

Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio.

Dalla Prefazione di "Elogio della fuga", Henri Laborit

7 commenti:

lavette ha detto...

grazie pp, è molto bello.
però però, c'è qualcosa che non mi torna.. da queste parole il desiderio prende la forma di una barca che fugge davanti alla tempesta. mmm, non mi convince. ho una visione più romantique: il desiderio potrebbe essere la rotta da seguire, lottando controvento e col mare grosso, con la volontà di raggiungere rive sconosciute. ecco, forse è questo il punto: il desiderio per me è fortemente legato alla volontà. e la fuga, è sempre una non scelta.
comunque, anch'io mi sono svegliata con la voglia di mare..
buongiorno a tutti i naviganti!

pp ha detto...

Lavette,

Non posso darti torto sul desiderio. Continuo a "proporre" i pensieri di Laborit perche' "da giovane" sono rimasto affascinato dalle sue teorie, perche' nonostante sia stato criticato, e molto, dai suoi colleghi, l'ho ritenuto un personaggio-chiave della mia formazione e per capire la natura dello stress negli esseri umani. Poi negli anni ho verificato molte delle sue predizioni, persino quel trovare spiagge sconosciute, una sorta di "Onda su onda" di Paolo Conte, e per questo gli sono grato. Mi piacerebbe sapere che pensano i forumisti del film che Resnais gli dedico'.

eli ha detto...

Non avendo visto il film, ho cercato qualche informazione, eccovela: tre protagonisti. Jean Le Gall (50 anni) proviene da una famiglia borghese, e' sposato, ha due figli, e' dirigente alla televisione francese di Stato, ha ambizioni saggistiche (una ricerca sul mito del sole), viene estromesso dall'ufficio, convive qualche tempo con Janine, e' afflitto da coliche renali. Janine Garnier (trentenne) viene da una famiglia operaia e comunista, fugge di casa per fare l'attrice, poi passa a fare la stilista in una fabbrica tessile, il che la mette in contatto con Rene', lotta per il lavoro e per salvare il proprio legame con Jean. Rene' Ragueneau (40 anni) cattolico praticante come la famiglia di contadini da cui proviene, sposato, due figli anche lui, lascia i campi e diviene dirigente in un'industria tessile. Tenace, metodico, conservatore, viene soppiantato da un giovane ambizioso e aperto alle nuove tecnologie. Irritato, deluso, scivolando sempre piu' in basso nella scala produttiva, afflitto da ulcera, Rene' tenta il suicidio. Per quanto si agitino e si sforzino di capire, i tre non riescono a darsi conto dei propri comportamenti: sono infatti dei personaggi-cavie.
A spiegarcelo interviene frequentemente in voce fuori campo o in immagine lo stesso Henri Laborit, alle cui idee si e' rifatto Resnais per il suo film. Laborit, medico-chirurgo e poi ricercatore biologo con presunzioni di filosofo, spiega i comportamenti umani press'a poco cosi': non diversamente dagli animali, l'uomo e' determinato dalla struttura biologica e ambientale e dagli apprendimenti dei primi tre anni: o si domina o si e' dominati; uniche reazioni vitali la lotta o la fuga; nell'impossibilita' si ricorre all'inibizione, che crea il blocco-angoscia, da cui derivano ulcera, cancro, follia, morte. Tutto cio' e' reso filmicamente, oltre che dalle situazioni, dal continuo riferimento ai comportamenti dei topi e da frequenti inserti dei film piu' familiari ai protagonisti.

pp ha detto...

Eli,
Anche se la descrizione che hai trovato e' piu' o meno accurata, ti consiglio molto il film (forse lo puoi trovare a nolo da un blockbuster). I flash-backs di Depardieu su Jean Gabin valgono un film a se'. Qui ho avuto la fortuna di rivederlo in lingua originale, da brivido...anche il povero cinghiale alla fine...

lavette ha detto...

l'ho visto da ragazzina in uno di quei "laboratori di cinema" che si improvvisavano durante la ricorrente autogestione della scuola.. sicuramente dovrei rivederlo! ricordo qualcosa che aveva a che fare con la teoria dei tre cervelli.. sbaglio pp?
no, perchè se me la sono inventata sto messa davvero male.. :|

pp ha detto...

Ricordi bene. Bene.

pp ha detto...

Laborit: Ebbi la fortuna di ascoltarlo ad uno dei "Mercoledi' Letterari" che si tenevano a Bari. Erano una bella cosa, anche se si andava piu' per "acchiappare", pero' tra un ammiccamento e l'altro si imparava qualcosa. Non ricordo piu' chi li organizzasse, ma sarebbe bello se ritornassero a Bari (forse ci sono ancora, non lo so).