02 agosto 2005

UNITED CRUELTY OF BENETTON

La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) sta protestando attivamente contro la Benetton che continua a comprare lana australiana, prodotta in modo assolutamente crudele (vedi il sito)
Gli animalisti chiedono di boicottare il marchio italiano fino a quando non smetterà di comprare la lana dall' Australia.
Nell'immagine (tratta da la Repubblica ) i cinque attivisti che hanno protestato nudi con il corpo dipinto a Tokyo sono Eva Canpinelli dall'Italia, Tatsuya Kawaguchi, Yuji Asada, Akira Osawa e Jodi Ruckley dall'Australia.

5 commenti:

eli ha detto...

Scrivete, boicottate, diffondete... soprattutto cercate la verita' e fatevi portavoce di chi non puo' parlare.

"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali."
M. K. "Mahatma" Gandhi

pp ha detto...

Anche a proposito della PETA, per esempio non tutti (immagino) sanno che a quanto pare presso il loro quartier generale di Norfolk ammazzerebbero circa l'80% degli animali che vi arrivano (fonte: allego una lettera inviata al NY Times un paio di giorni fa). Chissa', forse sara' vero che nessuno e' perfetto?



Why We Criticize PETA


Published: August 1, 2005

To the Editor:

Verlyn Klinkenborg misjudged the motive for our popular "PETA Kills Animals" Times Square billboard ("The Story Behind a New York Billboard and the Interests It Serves," Editorial Observer, July 24). We simply thought it was time more Americans saw People for the Ethical Treatment of Animals as we do: a group of well-practiced hypocrites who relish throwing stones from their well-financed glass house.

It is certainly hypocritical for PETA to kill 80 percent of the animals that come through its doors, including many adoptable puppies and kittens. PETA raised $29 million last year alone, money that its donors believe is being spent caring for flesh-and-blood creatures instead of staging tawdry spectacles that highlight the supposed evils of not being a strict vegetarian.

Traditional animal shelters near PETA's Norfolk headquarters euthanize unwanted animals as well, but at a rate only one-third what PETA has quietly pursued under the public's radar. PETA's stated goal is "total animal liberation," and Americans deserve to know that this apparently includes "liberating" vulnerable, healthy pets from life itself.

Richard Berman
Executive Director
Center for Consumer Freedom
Washington, July 25, 2005

eli ha detto...

E' importante sempre guardarsi attorno e farsi domande, quindi grazie PP.
Riguardo la questione PETA, se negli USA c’e’ una legge per la tutela degli animali (e ce l’abbiamo finalmente pure in Italia la benedetta Legge 20 luglio 2004, n.189) mi auguro che il Sig. Richard Berman, firmatario della lettera, si avvalga di tale legge e denunci agli organismi competenti quanto messo in evidenza nella lettera.
Personalmente non nutro grande fiducia nel Sig. Berman, istitutore ed Executive Director del Center for Consumer Freedom, fondato con una donazione di $600.000 della Philip Morris… ma questo e solo il mio parere!

Aspetto fiduciosamente il giorno in cui questioni morali ed etici sconfiggeranno le politiche del profitto; confido nelle giovani generazioni per un cambiamento culturale.

pp ha detto...

eli,

Grazie: Interessante questa notizia sul sig. Berman. Potrebbe infatti puzzare di magagne ed interessi. Ci sarebbe da vedere se i suoi dati sono veri (non mi stupirebbe, comunque). Parliamoci chiaramente: se per imparare il rispetto per gli animali abbiamo bisogno di quelli della PETA vuol dire che "abbiamo arrivato alla frutta".

pp ha detto...

eli,

Correggo il tiro, anche sulla base delle informazioni da te fornite. Ci sono piu' ombre che luci su questo Berman, e la PETA ora sta facendo una bella campagna contro il modo in cui certe ditte "preparano" i polli prima di friggerli...