09 settembre 2005

La Fiera del Levante


Domani a Bari si inaugura la 69a Fiera del Levante.
E i miei ricordi vanno a quando, bambino con i calzoni corti, la Fiera era un momento fondamentale della mia vita. Ogni mattino della Fiera alle 10.00 (per Bari e zone collegate) Rai 1 trasmetteva un film (a quei tempi la televisione iniziava le sue trasmissioni all'ora di pranzo con il primo TG) espressamente per festeggiare l'evento. La scuola iniziava il 1 ottobre e quelli erano i primi approcci alla TV mattutina che poi sarebbe diventata una consuetudine per i bimbi di adesso (ahimè!). Poi la sera con tutta la famiglia ci si recava nel quartiere fieristico per visitare i padiglioni.
Il padiglione delle Nazioni: che bello con tutte quelle bandiere colorate che sventolavano al maestrale della nostra terra! Arabi, cinesi, ma anche francesi, tedeschi, belgi ci offrivano le loro curiosità e le loro prelibatezze in un momento in cui, in totale assenza di globalizzazione (erano gli anni '60), la Fiera era l'unico luogo che ci consentiva di viaggiare per il mondo al prezzo di un misero biglietto. E poi si andava a prendere l'uva dal padiglione della Camera di Commercio, la si sciacquava sotto l'acqua di una delle tante fontanelle a disposizione e la si mangiava seduti ai bordi dei padiglioni. Immancabile l'appuntamento allo stand della Birra Peroni dove, per i più piccoli, era allestito un furgoncino che proiettava cartoni Disney (Paperino, Pippo, Cip e Ciop) in bianco e nero, e si faceva dura resistenza al profumo di vaniglia emanato dalla piccola industria dell'AIDA che sfornava merendine calde per le colazioni dei giorni successivi. Il Luna Park era l'ultima tappa. Io preferivo le auto da scontro, il lancio delle palline nelle bocce dei pesci rossi (ora, animalista come sono ne vieterei la pratica) e il tiro a segno, con mio padre alle spalle che vigilava sulla mia incolumità.
Ora, manco da alcuni anni dalla Fiera, ma non credo che trasmetta più queste forte sensazioni. Si dice sempre che la Fiera del Levante non ha più senso di esistere così fatta. Deve cambiare!
Non é vero siamo noi a dover cambiare, siamo noi a dover tornare indietro. Abbiamo bisogno di emozioni sempre più sofisticate, sempre più tecnologiche. Non ci basta più un grappolo d'uva o un boccale di birra fresca. La fiera non deve cambiare. Noi sì.

6 commenti:

pp ha detto...

MB,
Che bel quadretto. Grazie, e' davvero un tornare indietro nel tempo. Avrei molto da aggiungere sui ricordi fieristici, ma rischierei di scheggiare un'immagine limpida di quello che era la Fiera e quegli anni.
Purtroppo sono cambiate molte altre cose, e mi piacerebbe ritornare su come era Bari un tempo. Giorni fa ho pranzato con un concittadino in visita qui, e improvvisamente mi sono ritrovato a parlare degli anni dell'adolescenza e di Bari, mi sono ricordato della ricchezza culturale che la mia terra mi ha dato, persino il Petruzzelli...Come faccio ad immaginare Bari senza un teatro di quelle dimensioni storiche? Ci andavo gratis con i biglietti dello Scacchi ogni settimana... Forse c'erano meno bar allora, ma ci si incontrava lo stesso, Bari vecchia sembrava piu' Bari vecchia e non Ibiza. E, piu' tardi, il piano-bar (a gratis) alla Formica Rossa? (e le ballerine di Cabaret? V.P.) Caspita, eppure sto parlando di poco piu' di 15 anni fa. E ogni volta che riascolto Palepoli degli Osanna mi ricordo del concerto a tremila lire al Galleria (con tanto di "sfondamento"). Ora i CD degli Osanna li rifanno i Giapponesi, e li trovi su Amazon a quasi 40 dollari. Scusami la divagazione, non volevo scalfire quell'immagine nitida della Fiera e quei ricordi che profumano della brezza di Settembre.

ganesha ha detto...

...La Fiera del Levante, un'istituzione per noi baresi e per i più, come dici tu MB, un ricordo legato alla nostra infanzia. I colori, le novità dal mondo e l'odore inconfondibile delle merendine.
Mi tornano alla memoria due cose in particolare.
La figura di un esile uomo, i capelli ormai divenuti fili d'argento, le sue mani: grandi, nodose e perennemente screpolate per l'eccessivo uso di collanti, con addosso trucioli dappertutto. Mio nonno. Anni di instancabile lavoro, 50 per la precisione, in Fiera. Tutti lavorati con la stessa grinta e precisione del primo giorno, degni di un perfetto falegname. Adesso lui, la sua Fiera, penso che la guardi da lassù, quasi convinta che stenti a riconoscerla, sminuita dal tempo che scorre e nel quale ormai molto poco ci sbalordisce. Poi ci sono io, piccola bambina cicciottella, la gonnellina, le scarpe di vernice nera che mi piacevano tanto, affacciata, come fossi su un balcone, di fronte alla grande faccia delle mucche bianche e nere con i loro enormi nasi color di rosa che mi divertivo a schiacciare. Oggi il nonno e le mucche non ci sono più, ma la bambina con le scarpe di vernice è rimasta, è cresciuta e porta ancora con se il ricordo di quella che per me rimane oggi la Fiera del Levante

MB ha detto...

Non l'ho voluto dire per non entrare troppo nel personale, ma anche mio nonno lavorava in Fiera come cassiere, ed io passavo molto tempo nel suo ufficio a timbrargli tutto il possibile. Si chiamava Gaetano, ma per me era nonno Nanino. Anzi lo è ancora nel mio cuore e nella mia memoria che ormai dimentica tutto, ma non i ricordi più belli.
E poi mio nonno mi regalava i biglietti per le giostre.

Anonimo ha detto...

minchia quanto sei vecchio!!!!

faulkner78 ha detto...

io della fiera ricordo una sera del settembre 1967 al luna park. mio padre e mia madre portano me e mia sorella in giro a un tratto mia madre incomincia a perdere sangue dal naso mio padre non ci vuole guastare la festa procura del ghiaccio per mia madre la mette seduta a un tavolino lì vicino porta noi sulle giostre io non ne ho tanta voglia poi torniamo a casa.
a marzo del 1968 mia madre sarebbe morta per un tumore all'esofago.

MB ha detto...

"...io restavo zitto a fianco
quando mamma stava male
e sembrava Pulcinella
dentro il pigiama bianco..."
(Acqua dalla Luna - Claudio Baglioni)